
Spondilolistesi: Sintomi, Cause e Fisioterapia
Se hai ricevuto una diagnosi di spondilolistesi, magari leggendo il referto di una radiografia fatta per un mal di schiena che non passava, è probabile che quella parola ti abbia spaventato più del dovuto. “Una vertebra che scivola” suona come qualcosa di grave e instabile, di quelle diagnosi che fanno venire la voglia di smettere di muoversi per non peggiorare le cose. Come ci racconta il dott. Stefano Diprè, fisioterapista specializzato sulla spondilolistesi a Milano, la cosa più importante, quella che ripeto quasi a ogni persona che si siede nel mio studio con questo referto in mano: nella grande maggioranza dei casi la spondilolistesi è una condizione gestibile, compatibile con una vita attiva e, molto spesso, nemmeno dolorosa. Quello che fa la differenza non è la vertebra in sé, ma come la schiena viene accompagnata, rinforzata e usata nel tempo.
In questa guida ti spiego che cos’è davvero, come si riconosce, che cosa dice la ricerca sul trattamento e, soprattutto, come lavoriamo in fisioterapia: quali esercizi si fanno, come si eseguono, che cosa devi sentire mentre li fai e come si costruisce un percorso che ti riporti a muoverti senza paura.
Che cos’è la Spondilolistesi
La colonna lombare è una pila di vertebre tenute insieme da dischi, articolazioni e legamenti, e sostenute da una rete di muscoli. In condizioni normali ogni vertebra sta allineata a quella sotto. Si parla di spondilolistesi quando una vertebra, di solito la quinta lombare sulla prima sacrale (il livello che i referti indicano come L5-S1) o la quarta sulla quinta (L4-L5), scivola in avanti rispetto a quella sottostante, come un gradino che si crea nella pila. Il tratto più coinvolto è quello lombare basso, perché è lì che si scarica la maggior parte del peso del corpo.
Lo scivolamento si misura in percentuale e si divide in gradi. Il grado I, fino al 25%, è di gran lunga il più frequente: spesso viene scoperto per caso durante accertamenti fatti per altri motivi, e chi lo ha non ha mai avuto sintomi importanti. Il grado II va dal 25% al 50% e può dare più fastidio, ma anche qui la gestione conservativa resta la strada principale. I gradi III e IV, con scivolamento superiore al 50%, sono molto più rari e hanno più probabilità di dare sintomi, soprattutto nervosi.
Esistono poi tipi diversi di spondilolistesi, che nascono per ragioni molto differenti, e conoscerli aiuta a capire che cosa ti riguarda.
La forma istmica è la più comune nei giovani e negli sportivi. Nasce da una piccola frattura da stress dell’istmo, la porzione di osso che collega le due articolazioni posteriori della vertebra (ne parlo in dettaglio nell’articolo sull’istmo vertebrale). È tipica di chi pratica sport che richiedono di inarcare ripetutamente la schiena: ginnastica artistica, sollevamento pesi, tuffi, nuoto a farfalla, ma anche calcio e arti marziali. Se vuoi capire come si comporta questo tipo di sovraccarico sull’osso, trovi un approfondimento nell’articolo sulla frattura da stress. Quando la frattura da stress c’è ma la vertebra non è ancora scivolata si parla di spondilolisi, e può restare tale per tutta la vita senza evolvere.
La forma degenerativa è la più frequente dopo i cinquant’anni. Qui non c’è nessuna frattura: con gli anni dischi e articolazioni si usurano, perdono stabilità e una vertebra scivola leggermente sull’altra. È un quadro vicino a quelli che descrivo parlando di artrosi lombare e di spondilosi, e infatti spesso convivono.
La forma displasica è congenita e rara: dipende da come le strutture vertebrali si sono formate fin dalla nascita.
I Sintomi della Spondilolistesi: Perché non tutti ne hanno
Un punto che vorrei fosse chiaro fin dall’inizio: molte persone con spondilolistesi, soprattutto di grado I, non hanno alcun sintomo. Questo significa che trovare uno scivolamento in una radiografia non vuol dire automaticamente che sia lui la causa del tuo dolore, e per questo la valutazione clinica conta quanto l’immagine.
Quando i sintomi ci sono, il più tipico è un dolore nella zona lombare bassa che peggiora quando ti inarchi all’indietro, quando stai a lungo in piedi, quando cammini a lungo o quando fai gesti che portano la schiena in estensione, e che invece tende a migliorare quando ti pieghi in avanti, ti siedi o porti le ginocchia al petto. Può esserci una sensazione di rigidità, soprattutto dopo attività che sollecitano l’estensione, e una fatica tipica nel restare in piedi fermi, per esempio in coda o davanti ai fornelli. Chi ha questo quadro riconosce spesso che il mal di schiena al risveglio o il dolore lombare da sdraiatomigliorano appena ci si muove un po’ o si cambia posizione.
In alcuni casi il dolore scende verso i glutei o nella parte posteriore della coscia, simile a una sciatalgia, perché lo scivolamento restringe lo spazio da cui escono le radici nervose. In situazioni più avanzate possono comparire formicolio alle gambe, sensazione di gambe pesanti o deboli quando si cammina, che costringono a fermarsi e sedersi: è un quadro vicino a quello della stenosi lombare, con cui la spondilolistesi si associa spesso.
Quando non aspettare e andare dal medico. Se compaiono perdita di forza che peggiora nelle gambe, formicolio o perdita di sensibilità nella zona dei genitali e dell’interno coscia, difficoltà a controllare la vescica o l’intestino, serve una valutazione medica urgente: sono segnali di sofferenza dei nervi che non vanno gestiti con la sola fisioterapia. Lo stesso vale per un dolore intenso comparso dopo un trauma importante, per un dolore notturno che non cambia con la posizione o per la presenza di febbre.

Come si arriva alla Diagnosi di Spondilolistesi?
La diagnosi di spondilolistesi parte dalla storia: da quanto tempo hai dolore, in quali movimenti compare, che sport pratichi, se ci sono sintomi alle gambe. Poi c’è la valutazione fisica, in cui osservo come ti muovi in flessione e in estensione, quali posizioni scatenano il dolore e quali lo alleviano, la forza e il controllo dei muscoli del tronco e dei glutei, la mobilità delle anche e il comportamento dei nervi (le manovre Lasègue aiutano a capire se c’è un coinvolgimento radicolare).
La radiografia della colonna lombare, spesso eseguita anche in piedi e in piegamento, è di solito sufficiente per vedere e quantificare lo scivolamento. La risonanza magnetica serve quando ci sono sintomi neurologici o dolore che non migliora, perché mostra dischi, canale vertebrale e radici nervose. Il passaggio più importante, però, è mettere in relazione ciò che l’esame mostra con ciò che senti: due persone con la stessa identica radiografia possono avere vite lombari completamente diverse, e il mio lavoro è capire a quale delle due assomigli tu.
Il Percorso Fisioterapico: Come Lavoriamo Davvero
Voglio sgombrare il campo da un equivoco: la fisioterapia non può “rimettere a posto” la vertebra, e non è questo l’obiettivo. Quello che possiamo fare è costruire attorno al segmento che scivola una struttura muscolare capace di controllarlo, in modo che la tua schiena tolleri i carichi della vita quotidiana e dello sport senza dolore. Il percorso procede per tappe, e si passa alla successiva quando sei pronto, non quando è trascorso un certo numero di settimane.
La prima tappa è capire e calmare. All’inizio dedico molto tempo a spiegarti che cosa hai, perché la paura del movimento è uno dei fattori che peggiora di più il quadro. Chi smette di muoversi per timore di “far scivolare” ancora la vertebra perde forza muscolare, si irrigidisce e di solito sta peggio, non meglio. In questa fase impariamo a individuare le posizioni e i movimenti che ti danno sollievo, a gestire per un periodo limitato quelli che scatenano il dolore (in particolare l’estensione marcata e ripetuta) e a restare attivo: camminare, nelle distanze che tolleri, è quasi sempre una buona idea.
La seconda tappa è il controllo. Prima di caricare la schiena bisogna insegnarle a stare ferma quando serve, e a muoversi in modo coordinato. Si lavora sulla respirazione e sull’attivazione profonda dei muscoli del tronco, in particolare il trasverso dell’addome e i multifidi, che funzionano come un corsetto naturale attorno alla zona lombare.
La terza tappa è la forza. Quando il controllo di base è acquisito, si costruisce forza vera: glutei, addominali, muscoli laterali del tronco e catena posteriore. È la parte più importante e, nel lungo periodo, quella che ti protegge.
La quarta tappa riguarda il resto del corpo. Una schiena lombare che lavora troppo spesso lo fa perché le anche e la colonna toracica non si muovono abbastanza e lei compensa. Per questo includo sempre la mobilità delle anche e della zona dorsale, e a volte lavoro anche sulla postura del bacino, come racconto nell’articolo sull’antiversione del bacino, che può aumentare il carico sul segmento che scivola.
La quinta tappa è il ritorno alla vita vera: sollevare un peso con la tecnica giusta, tornare in palestra, allenarsi o giocare. Per chi pratica sport questa fase è la più delicata e viene pianificata con cura, come faccio nel percorso di fisioterapia sportiva.
Gli esercizi per la Spondilolistesi, Spiegati Uno per Uno
Una premessa che vale per tutti gli esercizi che seguono: durante l’esecuzione puoi sentire un po’ di lavoro muscolare e un leggero fastidio nella zona lombare, ma il dolore non deve aumentare in modo netto, e soprattutto non devono comparire o peggiorare formicolio, bruciore o dolore che scende nella gamba. Se succede, fermati e torna alla versione più facile. Il giorno dopo la schiena non deve essere peggio di prima. I dosaggi che indico sono orientativi: li adatto a ogni persona durante la valutazione, e gli esercizi vanno introdotti in modo graduale. Questa guida non sostituisce la visita.
Respirazione e posizione neutra del bacino. È il punto di partenza e sembra banale, ma non lo è. Sdraiato sulla schiena, con le ginocchia piegate e i piedi appoggiati, impara a trovare una posizione della zona lombare né troppo inarcata né troppo schiacciata sul pavimento. Inspira lentamente gonfiando il basso addome e le coste laterali, poi espira lentamente come per appannare uno specchio, senti la pancia che si “stringe” delicatamente verso la schiena senza trattenere il fiato. Un errore frequente è contrarre con forza tutto l’addome: la contrazione deve essere leggera, circa un quarto dello sforzo massimo. Dedica 5 minuti, una o due volte al giorno, per la prima settimana: è l’esercizio con cui impari il “feeling” che userai in tutti gli altri.
Ginocchia al petto e piccoli movimenti del bacino. Sempre sdraiato, porta lentamente un ginocchio, poi l’altro e infine entrambi verso il petto, tenendo 20-30 secondi. Per molte persone con spondilolistesi questa posizione dà sollievo, perché porta la zona lombare in flessione, una direzione che di solito tollerano bene. Alternalo a dei piccoli dondolii del bacino avanti e indietro, per far ritornare movimento in una schiena che si è irrigidita. È un esercizio di sollievo e preparazione, non di forza.
Dead bug. È uno dei miei preferiti, perché insegna a muovere braccia e gambe mantenendo ferma la schiena. Sdraiato, con le anche e le ginocchia piegate a 90° e le braccia verso il soffitto, appoggia la zona lombare in modo stabile sul pavimento (senza schiacciarla con forza). Espira e allunga lentamente un braccio sopra la testa e la gamba opposta verso il pavimento, fermandoti prima che la zona lombare si stacchi o si inarchi. Torna alla posizione di partenza e cambia lato. Se la schiena si inarca, riduci l’ampiezza: meglio un movimento piccolo e controllato che uno ampio e scorretto. Parti con 2-3 serie da 6-8 ripetizioni per lato, lente (circa 4 secondi per ogni ripetizione); la progressione consiste nell’allungare di più le gambe o aggiungere un leggero peso.
Bird dog. In quadrupedia, con le mani sotto le spalle e le ginocchia sotto le anche, la schiena in posizione neutra (immagina di dover tenere un bicchiere d’acqua appoggiato sulla zona lombare senza farlo cadere). Allunga un braccio in avanti e la gamba opposta all’indietro, fino a formare una linea dalla mano al piede, senza ruotare il bacino e senza inarcare la schiena. Tieni 3-5 secondi, ritorna e cambia lato. Qui l’errore più frequente è alzare la gamba troppo in alto, il che porta la lombare in iperestensione, proprio il movimento che vogliamo evitare. La gamba deve restare più o meno all’altezza del bacino. Fai 2-3 serie da 6-8 ripetizioni per lato.
Ponte gluteo. Sdraiato, con le ginocchia piegate e i piedi a una distanza che ti permetta di toccare i talloni con la punta delle dita, spingi sui talloni e solleva il bacino contraendo i glutei, fino ad avere una linea dritta da ginocchia a spalle. Il segreto è fermarti lì: se in cima inarchi la schiena stai lavorando con la lombare invece che con i glutei. Tieni 3 secondi e scendi lentamente, vertebra dopo vertebra. Parti con 2-3 serie da 10 ripetizioni; quando diventa facile passa al ponte su una gamba sola o con i piedi su un rialzo. I glutei forti sono tra le migliori “assicurazioni” per una schiena con spondilolistesi, perché scaricano la zona lombare.
Plank laterale. Sdraiato su un fianco, appoggiato sull’avambraccio e con le ginocchia piegate, solleva il bacino fino ad allineare spalla, anca e ginocchio. Lavora i muscoli laterali del tronco, che stabilizzano la colonna senza spingerla in estensione. Parti con tenute da 10-15 secondi, 2-3 volte per lato, e allunga man mano. Quando diventa facile, passa alla versione con le gambe tese.
Plank frontale modificato. In appoggio sugli avambracci e sulle ginocchia, con il corpo allineato dalla testa alle ginocchia, contrai leggermente gli addominali e i glutei in modo che la zona lombare non “ceda” verso il basso. Se senti dolore o la schiena che si incava, interrompi: significa che sei oltre il tuo limite del momento. Tenute da 15-20 secondi, ripetute 3 volte; poi si aumenta il tempo e infine si passa alla versione sulle punte dei piedi.
Mobilità degli ischiocrurali e delle anche. Quando i muscoli posteriori della coscia sono molto tesi, tirano il bacino all’indietro e fanno lavorare di più la zona lombare. Sdraiato sulla schiena, con un asciugamano intorno al piede, porta la gamba tesa verso di te finché senti un allungamento dolce nella parte posteriore della coscia (non un dolore). Resta 30 secondi, ripeti 3 volte per lato. Per la parte anteriore dell’anca, attenzione: gli allungamenti dei flessori dell’anca in posizione inginocchiata possono far inarcare la schiena e quindi vanno fatti con il bacino leggermente retroverso (la pancia “in dentro”, i glutei contratti), meglio sotto la mia supervisione la prima volta.
Mobilità della colonna dorsale. Sdraiato su un fianco, con le ginocchia piegate e le mani davanti a te, apri il braccio superiore ruotando il tronco, come se aprissi un libro, e segui con lo sguardo la mano. Ripeti 8-10 volte per lato. Più la zona dorsale si muove, meno la lombare deve compensare. Per approfondire gli esercizi di base per la schiena, puoi leggere anche la guida pratica sugli esercizi per i dolori lombari.
Dalla stabilità al gesto: la cerniera d’anca. Quando la fase di controllo e la forza di base ci sono, si impara a piegarsi bene: la cerniera d’anca (hip hinge). In piedi, con i piedi larghi quanto le anche, porta il bacino all’indietro come per chiudere un cassetto con i glutei, flettendo le ginocchia di pochissimo e mantenendo la schiena neutra, finché senti i muscoli posteriori della coscia che si allungano. Poi risali spingendo il bacino in avanti. È il movimento che userai per raccogliere un oggetto da terra, sollevare un peso o fare uno stacco in palestra, e allenarlo bene è ciò che ti permette di fare tutto questo senza paura. Si parte senza carico, poi con un peso leggero, poi si progredisce.
Camminare. È l’esercizio meno appariscente e uno dei più efficaci. Una camminata regolare, a un ritmo che ti permetta di parlare, mantiene attiva la schiena e migliora la tolleranza al carico. Se hai sintomi tipo stenosi, in cui camminare a lungo provoca gambe pesanti o formicolio, si procede a tratti: cammini finché il fastidio è sopportabile, ti fermi e ti siedi, riparti. Con il tempo la distanza aumenta.
Come organizzare la settimana
Una struttura che funziona per molte persone è fare gli esercizi di controllo (respirazione, dead bug, bird dog) quasi ogni giorno, per 10-15 minuti, e gli esercizi di forza (ponte, plank laterale e frontale, cerniera d’anca) due o tre volte a settimana, a giorni alterni, con in mezzo camminate regolari. Il progresso si misura in cose concrete: stai in piedi più a lungo, cammini più lontano, ti pieghi senza esitare, torni a un’attività che avevi smesso di fare. Quando una progressione è tollerata per una settimana senza reazioni nei giorni successivi, si passa alla successiva.

Movimenti da gestire e Cose da Evitare nella Spondilolistesi
Non esiste una lista di movimenti “proibiti” per sempre, e questo è uno degli errori più comuni: restringere la propria vita per paura. Quello che chiedo, nella fase in cui sei dolorante, è di gestire l’estensione marcata e ripetuta della schiena (inarcarsi all’indietro con forza, certi esercizi di ginnastica o yoga, sollevare carichi sopra la testa con la schiena inarcata), perché è il movimento che più provoca il sintomo e che sollecita di più la zona in cui si trova lo scivolamento. Non significa non estendere mai più: significa dosare, e poi riprendere gradualmente.
Piegarsi in avanti, invece, nella maggior parte dei casi è ben tollerato e spesso dà sollievo, quindi non devi evitarlo per principio (a patto di farlo con una buona tecnica d’anca e non con la sola schiena). Il riposo a letto prolungato è una cattiva idea: nel mal di schiena persistente è sempre meglio rimanere attivi, entro i limiti del dolore.
Una nota per i più giovani e per chi fa sport: nella spondilolistesi istmica dell’adolescente, durante la crescita, lo scivolamento può progredire più facilmente che nell’adulto, per cui è importante farsi seguire con controlli periodici e non forzare gli sport di iperestensione finché il quadro non è stabile. Se hai un figlio che fa ginnastica o nuoto agonistico e lamenta dolore lombare, non lasciarlo passare: una valutazione precoce può evitare mesi di fastidi. Anche negli adulti sportivi la ripresa dell’attività avviene per gradi, con un lavoro mirato sul gesto atletico.
La Vita di ogni giorno: Piccoli Accorgimenti che Aiutano
Alcune abitudini sono più utili di quanto sembri. Se hai dolore quando stai in piedi fermo a lungo, alterna il peso da una gamba all’altra o appoggia un piede su un piccolo rialzo, che riduce la tendenza della zona lombare a inarcarsi. Per dormire, sul fianco con un cuscino tra le ginocchia oppure sulla schiena con un cuscino sotto le ginocchia, che porta la zona lombare in una posizione più rilassata. Se stai molto seduto, alzati ogni 30-40 minuti per qualche passo: alcune persone si trovano meglio seduti, altre peggio, e il mal di schiena da seduto ha le sue regole. Se sollevi pesi, piegati dalle anche e non solo dalla schiena. Nessuna di queste cose è una regola rigida, sono strumenti da provare per capire quali funzionano per te.
Quando si valuta l’intervento chirurgico nella Spondilolistesi
L’intervento, generalmente una stabilizzazione vertebrale, riguarda una minoranza di casi. Lo si prende in considerazione quando lo scivolamento è di grado elevato con sintomi importanti, quando compaiono deficit neurologici che peggiorano (per esempio perdita di forza progressiva in una gamba o disturbi nel controllo di vescica e intestino), oppure quando c’è un dolore invalidante che non risponde a diversi mesi di percorso conservativo ben condotto. Nella grande maggioranza dei casi di grado I e II questo scenario non si verifica. Anche dopo un’operazione la riabilitazione è fondamentale, e una revisione di studi ha mostrato che gli esercizi dopo fusione lombare migliorano disabilità e dolore a breve termine (Bogaert et al., Eur Spine J 2022). Se ti hanno proposto delle infiltrazioni, ti consiglio di leggere cosa penso di quando servono veramente.
Quanto ci Vuole?
Dipende da quanto tempo hai dolore, dal tipo di spondilolistesi, dal grado, dalla tua attività e da quanto sei costante con gli esercizi. Molte persone iniziano a sentire un miglioramento nelle prime settimane, soprattutto nella tolleranza alle attività quotidiane, mentre il rinforzo vero e proprio richiede alcuni mesi di lavoro costante. Non ti prometto tempi: ti prometto un piano chiaro, la verifica dei progressi e la modifica degli esercizi in base a come risponde la tua schiena. Quando il dolore passa conviene non smettere di colpo, ma mantenere un lavoro di rinforzo ridotto (anche solo un paio di sedute a settimana), perché è ciò che tiene la schiena stabile nel tempo.
Prenota una valutazione a Milano per la Spondololistesi
Se hai una diagnosi di spondilolistesi e vuoi capire come gestirla, o se hai un dolore lombare persistente e sospetti che possa essere questo, puoi prenotare una valutazione presso il mio studio a Milano. Durante la visita ti spiego cosa mostra davvero il tuo referto, ti faccio provare i movimenti che ti danno sollievo e ti costruisco un programma di esercizi su misura, con una progressione chiara. Se vuoi saperne di più sul mio modo di lavorare con i problemi di schiena, leggi la pagina dedicata al fisioterapista per la schiena a Milano.
Domande frequenti sulla spondilolistesi
La spondilolistesi può peggiorare nel tempo? Nella maggior parte dei casi di grado I e II, e soprattutto negli adulti, lo scivolamento tende a restare stabile nel tempo. Più delicata è la situazione negli adolescenti sportivi con forma istmica, in cui lo scivolamento può progredire durante la crescita e vanno fatti controlli periodici. Un buon controllo muscolare aiuta a mantenere la stabilità della zona.
Si può guarire dalla spondilolistesi? La vertebra non “torna a posto” con la fisioterapia, ma questo non è necessario per stare bene: molte persone con spondilolistesi non hanno alcun dolore, e chi ha sintomi può ottenere un netto miglioramento costruendo forza e controllo attorno al segmento interessato. L’obiettivo è la funzione, non la correzione dell’immagine radiografica.
Posso fare sport con la spondilolistesi? Nella maggior parte dei casi sì, con un programma di rinforzo mirato e una progressione di carico ben gestita. Serve più attenzione negli sport con iperestensione ripetuta della schiena, come ginnastica, sollevamento pesi, tuffi e nuoto a farfalla, dove il rientro va pianificato con cura.
Devo evitare di piegarmi in avanti? No. Nella maggior parte dei casi la flessione lombare è ben tollerata e spesso allevia i sintomi. È l’estensione marcata e ripetuta che va gestita con più attenzione nella fase dolorosa. L’importante è piegarsi con una buona tecnica d’anca.
Qual è la differenza tra spondilolisi e spondilolistesi? La spondilolisi è la frattura da stress dell’istmo della vertebra; la spondilolistesi è lo scivolamento vero e proprio della vertebra. La prima può evolvere nella seconda, ma non sempre succede. Entrambe vanno distinte dalle malattie infiammatorie della colonna come la spondiloartrite, che ha un’origine completamente diversa.
Quali sono gli esercizi migliori per la spondilolistesi? Non esiste un esercizio unico: la ricerca mostra che programmi di stabilizzazione e di flessione danno risultati simili. In genere si parte da respirazione e controllo del core (dead bug, bird dog), si passa a glutei e muscoli laterali (ponte gluteo, plank laterale) e si arriva alla cerniera d’anca, sempre scegliendo ciò che la tua schiena tollera.
La spondilolistesi può dare formicolio alle gambe? Sì, quando lo scivolamento o l’usura restringono lo spazio da cui passano i nervi. Il formicolio o la debolezza che peggiorano, o che si accompagnano a disturbi di vescica e intestino, richiedono una valutazione medica urgente.
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Bibliografia
- Kalichman L., Hunter D.J. Diagnosis and conservative management of degenerative lumbar spondylolisthesis. Eur Spine J 2008. DOI
- Nava-Bringas T.I. et al. Stabilization Exercises Versus Flexion Exercises in Degenerative Spondylolisthesis: A Randomized Controlled Trial. Phys Ther 2021. DOI
- Lin L.-H. et al. Effectiveness of Lumbar Segmental Stabilization Exercises in Managing Disability and Pain Intensity Among Patients With Lumbar Spondylolysis and Spondylolisthesis: A Systematic Review and Meta-analysis of Randomized Controlled Trials. Spine 2024. DOI
- Bogaert L. et al. Rehabilitation to improve outcomes of lumbar fusion surgery: a systematic review with meta-analysis. Eur Spine J 2022. DOI